L'inferno e la corazza di metallo
Sto cercando di non farmi trascinare all'inferno con lui. Ma è dura. E il mio allontanamento dal web dipende proprio dal fatto che sono concentratissimo per evitare di perdere il senno. Ho fatto appello a tutte le mie forze, sto dandogli l'affetto di cui penso abbia bisogno, che rifiuta, poi prende, poi rifiuta ancora e poi pretende.
A distanza di più di un mese dal mio ultimo post provo a raccontarvi un po' come stanno le cose. Lui ufficialmente ha un esaurimento nervoso (e va di pari passo con una sindrome depressiva acuta) diagnosticata da uno specialista dal quale sono riuscito a trascinarlo. Di buono c'è che sta prendendo dei farmaci (molto leggeri per ora) che dovrebbero stabilizzargli l'umore e qualche miglioramento c'è: dorme meno e durante il giorno ha ripreso l'attività fisica e a incontrare qualche amico. Il guaio è che spesso ci ricade e quando meno te lo aspetti scoppia a piangere anche in pubblico.
Io sto prendendo molti permessi al lavoro per stargli vicino. Il superiore cui non l'ho dato si sta vendicando parlando male di me ("quello è un pigro, è un lavativo, non gliene frega un cazzo dell'azienda, facciamolo fuori!") con il presidente, il direttore e tutti quelli che capitano a tiro e possono decidere del mio futuro professionale. Oramai ho solo terra bruciata intorno.
Ma, e dico questa cosa con le lacrime agli occhi, mi sono reso conto che amo ancora tantissimo il mio compagno, lui ha bisogno di me e ho trovato una determinazione che non sospettavo di avere. Sono forte e l'inferno che sto vivendo non scalfisce la mia corazza di metallo.
Anche oggi lavorerò solo mezza giornata. Nel pomeriggio accompagno lui dallo specialista per un'altra visita. Non può andarci da solo: l'ultima volta che ha guidato l'auto ha avuto un attacco di ansia ed è rimasto bloccato per strada finchè non sono andato io a prenderlo.
La situazione è grave, ma io ci sono, resto al suo fianco. Io lo amo.
la cura del n(s)onno
Il mio compagno dorme, dorme, dorme sempre. Da quando è stato licenziato non reagisce ad alcuno stimolo, non ride, non piange, non parla. Non cerca neanche un nuovo lavoro, che "tanto adesso il mercato è bloccato e non mi assumerebbe nessuno".
E allora è sempre a letto o si trascina sul divano per leggere un libro. Torno la sera dal lavoro e me lo ritrovo o appisolato o immerso nella lettura. Brontola un ciao e non mi chiede mai nulla. Di intavolare una qualunque chiacchierata non c'è proprio verso. Il più delle volte non vuole neanche cenare con me, non ha fame, dice, ma in realtà so che sgranocchia tutto il giorno, trovo tracce di merendine e biscotti ovunque.
Così ceno in cucina da solo, guardando la Ruota della fortuna, poi quando si potrebbe stare insieme lui va a letto, legge ancora il suo cazzo di libro e dorme. Di uscire una sera non se ne parla proprio, ovviamente. Le mie serate trascorrono alla finestra della cucina, bruciando una Camel dopo l'altra, a luce spente, con il sottofondo della tv e della pubblicità che scorre e illuma fiocamente la stanza. Dalla strada se guardano verso la mia finestra possono pensare che ci sia una famiglia serena che sorride davanti a Scherzi a parte, non possono certo immaginare un ragazzo da solo, incazzato come una pantera che medita di scappare e non tornare più.
RoccoSteele alle 08:17 amore, gay , rabbia, crisi, tv , a lui, tra-sgre-dire
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Alberto del Grande Fratello e l'importanza che l'inquadrino nudo
Sono tra quelle migliaia di persone che si è beccata l'influenza.
Ho la febbre fissa sui 38.5 e non c'è verso di eliminare questo forte giramento di testa. Ma anche di culo vista la mia proverbiale insofferenza.
Almeno ho il mio disoccupatissimo lui a occuparsi di me e devo dire che mi sto godendo le sue tante attenzioni. Così lui si distrae un po' e io posso fare il malatino.
Dato che ho la voce bassa ho preso quell'affare per misurare il tempo quando si cucina, ma sì, quel coso a forma di uovo con il quale si può impostare un tempo oltre il quale squilla. Il timer, ecco! Ogni cinque minuti lo faccio squillare per far accorrere il mio macho: coff coff, mi porti un bicchiere d'acqua? Coff, coff...l'aspirina....coff e una caramella per la gola....mi passi il telecomando?
Tv sempre accesa. Avete notato quel tipo del Grande Fratello? No, l'altro, quello con i peli e il cespuglione in testa: Alberto. Mi attizza da matti. Spero lo inquadrino al più presto nudo..anche di sfuggita, un secondo di doccia in cui ravana lì sotto... dai, dai, dai, fatemi scoprire se sotto quel vello c'è un a(o)rgano degno di questo nome...... coff coff... chi mi rimbocca le coperte che son taaaaaaanto malato? Alberto, vieni tu a torso nudo e pisello in tiro?
RoccoSteele alle 09:56 amore, tempo, sesso, gay , tenerezze, influenza, tv
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Buon 2009, jettatori di merda!
Sono bravo. Anzi, faccio il bravo, non è il caso di tirare fuori la mia anima bastarda in questo periodo. Il mio lui, ben più grande di me e con una posizione lavorativa invidiabile si è trovato da un giorno all'altro licenziato. Così, su due piedi, perchè come dirigente aziendale non aveva portato i risultati programmati all'inizio dell'anno. Non c'è "crisi" che tenga, sei un manager, hai fallito (anche se di poco) il badget che dovevi fare e visto che qualcuno va immolato sull'altare del sacrificio scegliamo te, che hai pure uno stipendio molto alto e quei soldi piuttosto che a te ce li teniamo noi.
Feste non festeggiate, quindi, ma con il timore che il mio compagno non troverà tanto presto un altro lavoro come manager, vuoi perchè la concorrenza è sfrenata, vuoi che non ci sono molte aziende grandi che hanno bisogno di figure come le sue.
Lui cerca di non far pesare la situazione su di me, vuol farsi forza, ma ciò che mi ha toccato la mia anima nera è stato vederlo piangere. Di rabbia, di rancore, di tristezza, di impotenza.
Ora tocca a me farmi forza e stargli vicino il più possibile. E sul lavoro tengo bassa la testa, mentre il mio superiore cui non mi sono concesso (sessualmente parlando) mi ignora in modo evidente e sono sicuro che me la sta già facendo pagare parlando malissimo di me nelle riunioni aziendali tra vip.
Cosa cazzo dice il mio oroscopo? A sì, che il 2009 è il mio anno fortunato: jettatori di merda!
Sì che non sei tu: Sono un coglione!
Continua da "Quell'odore decisamente buono":
"Vieni da me? Dai, andiamo a casa mia. Mi segui con l'auto, così puoi andar via quando vuoi."
"Mi stai cacciando prima ancora di farmi entrare?"
"No, io vorrei che tu ti fermassi tutta la notte, ma lascio che sia tu a deciderlo"
Frasi gridate nelle orecchie, mentre nell'angolo buio di una discoteca siamo ancora abbracciati dopo un lungo, languido bacio.
Fuori è freddo, ma non ci penso, e mi rendo conto di non aver neppure abbottonato il mio giaccone. Sento caldo.
Andiamo a prendere la mia auto, ancora nel gelo del parcheggio aziendale. Lo seguo lungo le strade tortuose e vuote del centro cittadino. Ho il cellulare ancora in tasca e lo sento nuovamente vibrare. E' un altro messaggio del mio compagno: "Amore, non riesco a dormire senza te da stringere. Mi manchi!".
Eccheccazzo! Il mio lui sa come risvegliarmi dai bei sogni e riportarmi alla realtà. E' capace di far emergere i miei sentimenti e di coltivare quell'amore per lui che mi ha portato a scegliere di condividere casa e letto. Credevo che una scopata non influisse sul nostro rapporto consolidato, che togliersi qualche voglia ogni tanto fosse fisiologico in una storia di lungo corso, e invece ecco quei bastardi dei sensi di colpa assalirmi alle spalle e colpirmi in pieno.
Vedo i fari della macchina del mio superiore belloccio che mi conducono verso ciò che attendo da troppo tempo, che immagino nei miei sogni proibiti, e ho la voglia impellente di svoltare e tornare a casa dal mio lui, cui manco e adesso mi manca più che mai.
Mette la freccia, accosta, lo imito. Scende dall'auto. Anch'io.
"Non salgo. Torno a casa..."
Lui sgrana gli occhi, ha il viso di un bambino offeso cui hanno rubato un giocattolo. "Ma perchè? Che ti ho fatto?"
"Nulla, mi è semplicemente passata la voglia".
"Che stronzo! Vabbè, fa un po' come ti pare. Ciao!". E se ne va. Io biascico uno stentato ciao e riparto alla volta di casa. Sonouncoglionesonouncoglionesononouncoglione, non faccio altro che ripetermi questa litania in testa. Ho mandato a cagare un figo pazzesco, che è anche il mio capo e ora mi rovinerà la vita al lavoro.
Sonouncoglionesonouncoglionesonouncoglione. Ogni tanto questa preghiera laica automaledicente torna alla mente anche quando abbraccio il mio lui che mi sta aspettando sveglio a casa nostra, quando lo scopo con ingordigia e ci addormentiamo stretti, respirando un odore conosciuto, dolce, che ormai non so più distinguere dal mio.
RoccoSteele alle 08:22 amore, lavoro, tempo, sesso, gay , tenerezze, coglione, a lui, tra-sgre-dire
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Sì che non sei tu: 2) Quell'odore decisamente buono
Continua da "Negramaro"
La cena è gradevole, divertente, a tratti soprendente. Il mio superiore si dimostra ancora una volta una persona davvero intrigante. Scopriamo di amare entrambi I Simpson ("Sì, ma io non devo timbrare e tante volte torno a casa a mangiare e ho modo di seguirli"), U2 e Coldplay e i Lego.
E poi si va a ballare. Durante il tragitto verso le Saline ridiamo, si scherza, e più di una volta lui ha appoggiato la sua mano sulla mia coscia. Senza finta noncuranza, con decisione, interesse, malizia.
La disco è affollatissima. Sbarbatelli, troiette sui trampoli e qualche vecchiardo, mentre gli sfigati sono assiepati fuori, cercando di convincere gli integerrimi buttafuori che non può essere certamente qualche brufolo o chili di troppo a impedir loro di entrare nel tempio moderno del successo. E infatti il problema della sfigataggine è un altro, ma non mi riguarda, visto che il mio capo entra tra i sorrisi generosi degli omaccioni, ai quali lancia un'occhiolino complice.
"Sei di casa qui?", domando.
"Il proprietario è un mio amico..."
"Amicizie altolocate, eh?"
"Qualcuna....", e giù un altro occhiolino, questa volta rivolto a me.
Prende da bere, stringe la mano al barista, e poi balliamo. Si avvicina, posso sentire il suo odore accentuato da un velo di eccitante sudore generato dalla folla. Sa di buono, decisamente buono.
Sento il cellulare vibrare in tasca. Lo tiro fuori con discrezione e leggo il messaggio del mio compagno: "vado a letto, divertiti con le colleghe!". Non rispondo neppure, me lo caccio in tasca e torno a guardare il fustacchione che ho tra le mani stasera.
"Vieni", mi fa, e mi porta in un angolo non raggiunto dalla luce: "Come va?", mi chiede. "Direi bene, tu che dici?". "Mi diverto... grazie a te". E io sorrido, e lui si avvicina e scruto quei maledetti occhi scuri dal taglio così particolare e inquietante, posso contare ogni filo della sua barba lasciata un po' incolta e il suo profumo delicato di maschio mi invade le narici, fino a che il mondo scompare, inghiottito dal buco nero schiuso dalle sue labbra. Mi divora, con un bacio intenso e profondo, cui aderisco e rispondo in pieno.
E' così diverso dall'uomo più grande di me che mi aspetta a casa. Tanto, inesorabilmente, perdutamente differente.
RoccoSteele alle 21:22 amore, lavoro, amici, sesso, tenerezze, scandalo, anomalie, a lui, tra-sgre-dire
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Sì che non sei tu: 1) Negramaro
Mi ha preso in contropiede il superiore figo e provocante. Mi ha portato un regalo! Arrivo puntuale come un tedesco all'appuntamento. Il parcheggio aziendale è tristemente vuoto e la mia auto spicca tra le righe bianche del piazzale. Lui non c'è ancora. Ok, scendo e respiro l'aria fredda di uno scorcio di novembre piovoso e malinconico.
Qualche minuto e un rombo maschio mi fa voltare lo sguardo. Una BMW nera mi affianca, si abbassa il finestrino oscurato e vedo lui alla guida: "Ciao, dai sali!"
Che bel sorriso che ha.
Salto su e lui mi porge un pacchetto: "Per te, pensierino" Sgrano i miei occhi azzurri e lui si mette a ridere. "E' una stronzata. Dai, aprilo". E lo apro, è il live dei Negramaro. "Bello, grazie, ma io non ti ho preso nulla... ora sono in imbarazzo..."
"Ma smettila! Allora, andiamo che sennò facciamo tardi!" E si va. Me ne guardo bene dal dirgli che i Negramaro mi fanno cagare, tanto lo smercio su Ebay.
Osteria: carina, semplice, cibo buonissimo. Il superiore si rivela un ottimo conversatore, riesce a mettermi a mio agio e l'iniziale diffidenza e imbarazzo lascia il posto ad acidi commenti su colleghi e colleghe. Finchè io affronto un certo discorso:
"Perchè proprio adesso e proprio io?"
Sorride lo stronzo, e quel riso mi conquista. Mi sa che se il dopocena implica aspetti sessuali (come potrebbe essere altrimenti?) io cederò. Lo so, convivo da tempo, ho un compagno che mi aspetta a casa e che crede io sia uscito con le amiche della palestra, ma il tipo mi attizza, è uno dei miei sogni sessuali reconditi e perversi, di quelli che "me lo farei"!
Il mio accompnatore si avvicina e con fare complice sussurra. "E' che mi piaci da tanto, ma non mi sembrava il caso di provarci, poi ho visto Marco e Simona - il Direttore e la sua segretaria, ora ufficialmente coppia (che clichè banalissimo) - e così mi convinto. Insomma, per me ne vale la pena"
TO BE CONTINUED
RoccoSteele alle 15:20 amore, lavoro, amici, sesso, gay , tenerezze, scandalo, tra-sgre-dire
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E lui tra noi
Il superiore mi si avvicina e senza farsi sentire dagli altri mi chiede: "allora, ti va di accompagnarmi alle Saline venerdì?"
E' appena terminata la pausa pranzo, c'è solo "suorclelia" in fondo alla stanza, seduta alla sua scrivania che si soffia il naso perennemente raffreddato e sgranocchia dei crackers. Sono al mio pc che guardo le ultime mail e lui apre la porta ed entra nell'ufficio. Si guarda intorno, come per cercare qualche collega, ma sa benissimo che i due rompicazzi sono malati, poi viene verso di me.
In azienda molti sanno che sono gay, a qualcuno ho raccontato che convivo, ma non sono effeminato, la mia visibilità è pari zero e finora nessuno, sul posto di lavoro, aveva mai fatto avance.
Il collega è un quadro che in teoria non ha rapporti lavorativi con me, siamo in due reparti diversi e non capita neppure di parlare spesso. A me piace, però. E' un gran figo: alto, dal fisico ben definito pur non essendo eccessivamente muscoloso, filo di barba sempre presente e occhi profondissimi e neri. Mi è capitato spesso di guardarlo di sottecchi credendo che lui non se ne accorgesse. Sotto la giacca porta spesso una maglietta aderenta e e jeans. Inutile dire che quel pacco, quando ho potuto, l'ho rimirato ben bene, ma mai avrei pensato che lui ci provasse apertamente con me.
Si avvicina alla mia scrivania e con fare disinvolto mi fa: "Ehi, allora tutto bene?"
"Certo. Hai bisogno di qualcosa?", dico io con fare professionale e fintoconfidenziale (cazzo, quella mano in tasca pare stia ravanando il paradiso....)
"No, ti volevo chiedere una cosa, ma non c'entra con il lavoro..". E' imbarazzato, parla abbassando la voce, sorride (denti bianchissimi e perfetti) ma posso respirare il suo nervosismo. Strano, lo credono tutti un tipo un po' spaccone, sicuro di sè e sempre pronto alla battuta, ma oggi mi appare fragile e dolce.
"Dimmi...", abbasso la voce, cercando un tono più intimo
"Allora, ti va di accompagnarmi alle Saline venerdì? Sempre se non hai già impegni!"
Che flash! Cerchiamo di capirci meglio:
"Non ho impegni particolari.... ma quanti siamo ad uscire?". Capita spesso che i dipendenti più giovani escano a cena o a ballare insieme. Qualche volta sono andato anch'io con loro, ma il collega non ha mai partecipato, forte del suo ruolo e di frequentazioni con altri quadri. Come se ci fosse una realtà a parte all'interno della stessa azienda, un manipolo di potenti che usano ritrovarsi tra loro per confabulare amabilmente e misteriosamente alle spalle degli altri. Io provo a buttarla lì, a saggiare il terreno.
Lui sembra ancora imbarazzato, ma ritrova il solito cipiglio, toglie la mano dalla tasca lasciando intravedere forme golose e voluminose, la poggia sulla mia scrivania, si avvicina con il busto verso di me che sono ancora seduto:
"Siamo solo noi due...non è un'uscita collettiva". Il sorriso ora è diventato concupiscente. Gli occhi neri sorridono e io ci vedo specchiato l'azzurro cobalto dei miei. E' un invito in piena regola quindi, e io non so come comportarmi. Inghiotto litri di saliva e tento ancora di saggiare il terreno: ho capito bene?
"E come mai questa proposta? Non è che tra noi due ci sia questa grande confidenza...", ecco, la butto lì, gioco a carte scoperte.
"Ci pensavo da tempo, ma finora non mi ero mai deciso. Sai com'è, magari qui in azienda cominciano a sparlare..."
"Se non si viene a sapere non avranno nulla da dire". Oddiommio, mi sono appesa reso conto di avergli detto un implicito sì. Ma io sono fidanzato, ho un compagno con il quale convivo da tempo, non dovrei accettare inviti da altri uomini.
"Perfetto allora! Sono d'accordo. Senti, ci vediamo qui intorno alle 20? Ti porto a mangiare in un'osteria che conosco io e poi andiamo a ballare"
Cazzo, sto sudando, e adesso che gli dico? Lancio un'occhiata fugace agli occhi scuri, alla barba così maschia e sensuale, ai pettorali che spuntano perfettamente definiti da sotto la camicia e poi i miei occhi scendono per un attimo di troppo su quel pacco avvolto dai jeans.
"D'accordo! Alle 20 al parcheggio aziendale!"
Gli occhi sono lo specchio dell'anima. Nera.
Non ho mai detto di non essere tendenzialmente antipatico.
Lo sono. Sono un rompiballe. Bello ma rompiballe. Biondo, ciuffo che cade quasi sopra gli occhi.
Iridi azzurri, con taglio spietatamente bastardo. Labbra carnose e rosse.
Carattere di merda. Però non sono cattivo, riesco ad essere affettuosissimo e ne ho tanto bisogno. E' proprio questo enorme bisogno di carezze che mi spinge a mordere e ringhiare. L'insicurezza, nascosta sotto un mare di cazzate.
Solitamente mi autoassolvo dalle cazzate che faccio. Che poi non ne faccio tante. Il giusto. Per far del male un po' al prossimo, principalmente per evitare che il prossimo ne faccia a me.
Che cazzo di discorsi deliranti.
E poi a quest'ora della mattina.
Non sarebbe meglio parlare della Talpa, dell'Isola dei famosi, o di Madonna? E' che mi fa cagare Madonna, e pure Britney e tutte quelle altre troiette troppo considerate dalla finocchieria.
A me piace Baglioni. Pensa te. Però mi piace il cazzo, state tranquilli.
RoccoSteele alle 09:15 cazzate, rabbia, scandalo, tra-sgre-dire, iconegay
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L'attesa
L'attesa è snervante, odio gli ospedali e attendere in un corridoio con la puzza dei pazienti, il pianto dei parenti e il chiacchiericcio di infermiere pettegole mi dà semplicemente dolore.
Sono in anticipo sull'appuntamento con la dottoressa e sono solo. Il mio compagno si era offerto di accompagnarmi, ma preferisco affrontare questo tipo di prove da solo, e poi lui mi stressa, è più apprensivo di me e semmai sono io che devo essere consolato, non lui.
E' il mio turno e la dottoressa che mi accoglie è gentile e anche simpatica. Si prodiga in disegni per farmi capire bene cosa ho e cosa dobbiamo fare. Mi rassicura molto, probabilmente non ci sarà neppure bisogno di intervenire con un'operazione e comunque ne parleremo alla fine di questa leggera e non invasiva terapia.
Ci tiene a dirmi che questo tipo di patologie è più frequente di quanto si pensi e che solitamente tutto finisce bene.
Tutto bene dunque, quel che rovina tutto è la mia ansia pre-terapia, l'attesa.


















